La Notturna delle Notturne

Quando si va in moto, ogni tanto balenano quelle idee un pò bizzare del tipo “…e se provassimo a fare questo ?” e se invece “provassimo a fare quello ?!” , ma raramente poi queste scintille diventano un Giro reale…o forse no ?

L’idea del TRIPLO STELVIO rappresenta in pieno questo concetto perchè già solo a fare lo Stelvio è una impresa, farlo di notte è una cosa epica, ma farlo 3 volte nella stessa notte da tutti i versanti è veramente una cosa MITICA !!!

Ma andiamo con ordine: ieri sera ci siamo trovati accaldati e ansimanti al parcheggio Honda Moto Perego di Dolzago con persone che venivano da Piacenza e Pavia e avevano percorso la pianura bollente con 35/37 Gradi, il miraggio di temperature più gradevoli avrebbe convinto chiunque a venire sulle Alpi insieme a noi.

Partenza in orario e dopo pochi chilometri troviamo i segni di un temporale per terra con temperature già più vicine ai 20 che ai 30.

La sosta alla Brace alle 19.30 ci ha permesso di allontanare da noi pioggia sgradite e di assaporare le gioie di una stazione di sosta sempre piacevole, allietata da Dj set e party incorniciato da miss tirate a gala, un curioso siparietto se comparate alle nostre tute da navigati riders.

Un’altra oretta a scrutare il cielo agostano, cercando indizi sull’abbigliamento da tenere, tendenti più al giallo antipioggia o ai colori sgargianti delle normali giacche.

Tirano ci accoglie dopo cena con sorpresa e incredulità del tutto non avvezza ad avventure di questo tipo, i curiosi ci scrutano commentando sarcasticamente ed i bambini sognano un giorno di poter replicare queste azioni leggendarie.

Arriviamo a Bormio intorno alle 22.00 e un pizzico di prudenza ci induce a indossare il talismanico antipioggia per scacciare tutti i mali e saliamo per il PRIMO STELVIO.

La salita è molto particolare, innanzitutto non c’è nessuno: nè camper, nè ciclisti, nè smanettoni, SOLO NOI; è un regalo esclusivo quello di poter godere del più importante passo delle Alpi in totale indipendenza. La strada è buia, silenziosa, a volte anche sbrecciata e si inizia a sentire il termometro che si abbassa ad ogni tornante che scende dai 36 al primo. L’arrivo al Passo è surreale e laddove di solito non si riesce neanche a parcheggiare, questa volta non si capisce dove mettere la moto perchè è tutto libero. La foto al passo immortala quello che in pochi osano desiderare e che noi ricorderemo per sempre

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Richiamiamo tutti all’ordine perchè ci aspetta il SECONDO STELVIO ovvero la discesa verso Santa Maria. E’ tutto molto diverso, sia per il bosco che attraversiamo scendendo sia per il paesaggio in una Svizzera incantata che sembra sonnecchiare placidamente tra le braccia di Morfeo mentre l’attraversiamo alle 23.30. Anche alla Dogana nessuno immagina che oltre 30 motociclisti stiano percorrendo tutti i versanti dello Stelvio in una sola notte.

Arriviamo a Glorenza prima dell’ultima pausa prima di affrontare i 48 leggendari tornanti del versante trentino: c’è eccitazione nell’aria e trepidazione per quello che ci aspetta; anche la Luna incuriosita allunga lo sguardo oltre le nuvole dietro cui si era timidamente nascosta, vuole vedere chi sono quei centauri notturni che osano sfidare ciò che già di giorno risulta inaccessibile per molti motociclisti.

Quindi si parte per il TERZO STELVIO, ma una strana sensazione inizia a farsi avanti mentre ci si avvicina.

Quando si fa qualcosa di grandioso le sensazioni sono sempre attorcigliate una sull’altra: agitazione e timore, entusiasmo e inadeguatezza, timore e sfida…cosa significa questa salita che stiamo per fare ?

Il primo cartello segna 48, ancora decine di volte bisognerà inclinare la moto per vincere la sfida, ma ad ogni numero si guadagnerà qualcosa perdendo irrimediabilmente qualcos’altro, come in una simbolica clessidra quei momenti non torneranno più e quegli attimi e momenti verranno trasformati in racconti più o meno veritieri per parenti e amici, comprensibili però solamente ai compagni della stessa avventura.

Lascio sfilare tutti i partecipanti per rimanere solo, al buio, nel silenzio; questo Stelvio è tutto mio, questo momento è tutto mio. Le mie ruote hanno conquistato centinaia di tornanti, ma questi sono un viaggio nella mia testa invece che sull’asfalto. Ogni movimento è assaporato nella sua essenziale funzione, ogni immagine è un brivido da fissare in una notte brillante che resterà unica. Il numero scende velocemente e mi chiedo se veramente voglia che arrivi alla fine, fatico a lasciare finire questa salita che ad ogni cambio di direzione mi avverte che la sabbia nella clessidra è sempre meno; rallento all’ultimo tornate quasi immaginando di ritornare giù per rimettere un po di sabbia nella clessidra, ma in fondo è giusto così. Il presente si cristallizza in passato e il contachilometri testimonia la conquista del più iconico passo delle Alpi.

Arriviamo in cima alle 0.30 come previsto e le espressioni dei miei compagni in cima sono entusiaste e incredule, sanno di aver fatto qualcosa di davvero particolare che solo pochi si sono permessi il lusso di immaginare; più in sù non si può andare, si può solo planare verso il cuscino che vuole che gli sia raccontato tutto di questa serata.

Non è semplice lasciarci tutto alle spalle, ma la notte giusta e severa richiede di saper dire basta quando è necessario.

Mentre scendo tornanti che salgono di numero, la mia mente rimane fissa sull’altro versante, anche arrivato a Bormio, Tirano, Sondrio, Morbegno, e Lecco sono in pausa a fissare quella Luna sorridente che mi strizza l’occhio, congratulandosi per aver fatto in una sola notte quello che molti nei loro letti stanno sognando di fare un giorno.

Alle 3 chiudo gli occhi, che avventura che è stata.