
Ci sono giri che si distinguono da quello che si fa di solito: per la zona, per l’organizzazione, per i tempi o anche solo per la voce delle persone attorno a te che parla con una cadenza diversa o con parole incomprensibili se non si è “locals”.



Oggi siamo andati lontano, in una terra diversa dalla nostra, colline dolci come il mondo degli Hobbit e rocce intagliate nei prati che sembravano esser state appoggiate per un set di un film fiabesco.







Lontano nello spazio, ma anche nelle abitudini, con ritmi e tempi diversi quanto affascinanti e imprevisti da raccontare come benzinai chiusi a raffica o esserci fermati, parcheggiati, per poi scoprire che il ristorante fosse completamente da un’altra parte.





Lontano, nel cuore di una regione a noi in gran parte sconosciuta, vissuta con gli occhi di chi ci abita e la vive ogni giorno come la propria terra che ci apre le porte di casa propria per farcela scoprire non da milanese imbruttito, ma da veronese doc, orgoglioso di ciò che ha da mostrare senza la pretesa che sia il posto più bello del mondo.










Torniamo planando come un aliante verso la pianura per il ritorno; un momento nel quale i ricordi sedimentano: il parcheggio con l’appello e il dono in beneficenza per l’Atassia Teleangectasia, il Canyon dell’alto adige, le vedute sul Santuario della Madonna della Corona, quei prati infiniti accarezzati da un venticello fresco e sbarazzino, le roccie così strane e inusuali e panorami che spaziano in una terra ammantata di magia e fascino fiabesco.
La moto in garage va a dormire sognando posti belli come questo dove mettere le ruote alla prossima occasione.


