Sculture TransOrobiche

Le Alpi possono essere considerate come un blocco di marmo nel quale scolpire forme e disegni seguendo le linee naturali di valli, fiumi e inclinazioni naturali ?

Questo pensiero mi ha rimbalzato in mente durante la preparazione del giro di ieri perchè ero alla scoperta di luoghi o tracciati che potessero disegnare esperienze sulla tela delle Alpi Orobiche.

Ma andiamo con ordine: la partenza mattiniera è stata già particolare perchè non nascondo che vedere il termometro a 20 gradi prima della partenza mi ha fatto ricordare quelle rigidissime partenze a -4 nella speranza di non trovare ghiaccio per terra.

Tante nuove persone, nomi, visi, moto inedite, ma anche i sorrisi di compagni di tante avventure, tutti pronti a prendere lo “Zenzium” del giro che oggi si rivelerà essere alla fine quasi di platino e non solo d’oro.

Il primo Passo da conquistare è una vecchia conoscenza: la Culmime di San Pietro ovvero la nostra Porta orobica sulla bergamasca; fatta mille volte e comunque ogni volta affascinante specie quando si tuffa turbinosa tra la Val Taleggio e le Gole di Enna.

Ma la giornata riservava una sorpresa curiosa: il Monte Avaro. Sconosciuta ai più questa è una primizia da veri intenditori di salite e tornanti ed infatti ha conquistato immediatamente i cuori e gli sguardi dei partecipanti, rapiti dalla singolarità e dolcezza del panorama circostante.

Scendendo abbiamo conquistato anche il cuore strabico di un bulldog francese che non ci lasciava più andare via da Santa Brigida senza un ultima carezza.

Ma un’altra sorpresa stava per concretizzarsi.

Sulla salita del San Marco abbiamo assistito ad un raro ossimoro motociclistico…orde di pazzi scatenati con il ginocchio a terra accanto a storiche Topolino targa oro che risalivano sbuffanti le ripide rampe della via priula: questo spettacolo lasciava veramente a bocca aperta per lo striidio della situazione, tanto unica quanto bizzarra.

Arrivati a Morbegno ci siamo trovati a fare pausa pranzo in un contesto ormai estivo nella quale la temperatura di 34 gradi mal si confaceva a giacche e imbottiture termiche.

Ci è toccato fare un impegnativo trasferimento tra Morbegno e Teglio dove la pazienza e la sonnolenza di equilibravano tra il calore estivo ed il traffico valtellinese.

Finalmente l’arrivo all’Aprica ha permesso di tirare un sospiro a più accettabili temperature.

Ma da quel momento sarebbero iniziate una serie di esperienza fortunatamente indimenticabili.

Innanzitutto il Passo del Vivione: chi lo ha fatto sa di cosa parlo ! Questa è un esperienza motociclistica difficile da descrivere, ma (per dovere di cronaca, ci proveremo lo stesso). Il Vivione è stretto, la metà della metà di quello che immaginereste. È scassato, il doppio del doppio di quello che immaginereste; ma è affascinante ed unico come non si riesce davvero a immaginate e bisogna provarlo per capire cosa significhi.

L’arrivo al passo è stato festeggiato da una corroborante merenda e una foto celebrativa che vale oltre qualche abbaio.

Ma non era ancora finita.

Un altra prova ci aspettava sui tornanti della Presolana, autentiche rampe di lancio per proiettare le nostre emozioni a 10G di accelerazione, tutto spettacolare fino in cima.

E adesso ?

Adesso è ora di tornare a casa, ogni grado più vicino al meritato riposo, in una girandola vorticosa di ricordi orobici riguardando il disegno lasciato sull’asfalto e chiedendoci….avremo davvero fatto un capolavoro ?