Quando comincia una grande avventura ? Quando inizia un qualcosa che poi nel tempo si sviluppa e diventa materia di studio o magari di una tesi universitaria ?

Onestamente non lo so, ma di sicuro alla base di tutto c’era un’idea che stuzzicava la fantasia e ti trasportava con la mente in un’ atmosfera piacevole e serena dalla quale non volevi più staccarti.
Ieri pomeriggio a Portofino era così: l’aria del mare che sussurrava l’arrivo di giornate più calde, il rumore delle onde così poderoso da suonarti “dentro” e compagni di viaggio che condividevano con te questa sensazione dopo aver macinato centinaia di chilometri per essere in quel momento lì con te.

Ma facciamo un passo indietro; stamattina siamo partiti presto da casa e ci siamo ritrovati a Pescate poco dopo il sorgere del sole con un freddo tremendo di una giornata invernale. Il ritrovo è sempre così: tante speranza di una giornata che non immagini come sarà, le chiacchiere mattutine con gli amici di tanti giri, un rapido occhio all’orologio e….se non arriva più nessuno allora andiamo !
La bruma nei campi, il sole che sale nel cielo, il contachilometri che sale velocemente e …siam già arrivati alla prima sosta !!! Questa volta abbiamo scelto la formula dello “speed date”: ci si trova con altri motociclisti ad un autogrill ad una certa ora, se si ha voglia di andare in giro assieme si resta tutti in gruppo, altrimenti ognuno va per la sua strada. Ripartiamo dopo un caffè e nel giro di un’oretta siamo già a Bobbio.
L’idea di fare la Val Trebbia al 5 marzo era proprio questa: essere i primi sulle curve di questo parco dei divertimenti, prima della ressa, prima degli autovelox, prima delle multe e del casino. La Val Trebbia era tutta nostra, le curve potevi farle alla velocità che volevi, senza controsorpassi o gente che ti tagliava la strada.
Le curve sono state tante, le vedute delle gole, delle montagne, delle colline lo sono state altrettanto e siamo arrivati a Recco esattamente per l’ora di pranzo.
Il mare per noi del Nord è sempre qualcosa di strano: ritornano alla mente la paletta e il secchiello con le formine e le buche in riva al mare per catturare le onde oppure le parole scritte ad una ragazza cancellate dalla spuma delle onde in un’estate del secolo scorso, un dolce pensiero dai contorni poco definiti, ma ben presente nella memoria.
I compagni però ti richiamano ai tuoi doveri di organizzatore e ci mettiamo alla caccia di qualcosa da mangiare.
Troviamo presto un focacciaro che taglia all’impazzata tranci di pizza, focaccia e ogni cosa infornabile tra le grida degli avventori che sembrano agenti di cambio alla borsa di New York. Riusciamo anche noi a comprare qualche azione del Forno Tossini e C. e a gustarla nei pressi della sala cambi.
E’ ora di andare a Portofino, dove al Signore durante la creazione è scappata un pò la mano in quanto a bellezza ed incanto del paesaggio: siamo stati fortunati perchè non c’era molta gente e mentre tutti andavano a piedi, noi siamo riusciti a parcheggiare in piazzetta. Alcuni non c’erano mai stati, altri da molto non tornavano, io invece ci vengo tutti gli anni, quasi come se fosse un voto da rispettare; d’ora in poi mi aspetteranno solo passi e vette alpine, neve e tornanti, pini, ghiacciai e baite alpine…fino all’anno prossimo non rivedrò più il mare.




L’orologio batte crudelmente l’ora di andare, uno sguardo fugace saluta un’ultima onda che sembra salutarti fino alla prossima volta… accendiamo le moto con il muso verso casa, il sole illumina la strada da percorrere, un’altra giornata (grandiosa) è finita.
